Propulsione
In pratica consiste nel alimentare ad alta frequenza una prima bobina di consirevoli dimensioni e di alimentarne una seconda bobina di eguali dimensioni ma a frequenza minore, e avvolte l'una dentro l'altra, tale da avere l'onda magnetica generata dalla prima bobina che fa da appoggio al campo magnetico inverso della seconda bobina che respingendosi farebbero spostare la nave.Per chi non lo sa, una bobina è un filo di materiale conduttore, di solito rame, avvolta in cerchio, tale da formare un anello che al passaggio della corrente,genera attorno a sè un campo magnetico, invisibbile a occhio, dalla forma a ciambella.
Per esemplificare, pensiamo alla luce emessa da una stella visibile dalla Terra. E' accertato che, quando la luce raggiunge il nostro pianeta, la stella da cui è stata emessa in molti casi non esiste più. Ovvero: una volta che la luce è stata emessa, la sua storia si evolve in modo del tutto indipendente da quella della sorgente che la ha generata. Immaginiamo ora di avere a disposizione un magnete permanente e di fare scorrere della corrente elettrica in una spira concatenata con il flusso da esso generato. La spira verrà assoggettata ad una forza, mentre il magnete riceverà una spinta uguale e contraria. Se lasciassimo i due elementi entrambi liberi di muoversi, essi verrebbero accelerati e tenderebbero ad avvicinarsi od allontanarsi a seconda dei versi delle grandezze in gioco. Il baricentro del sistema da essi costituito tuttavia non si sposterebbe. Immaginiamo ora di assistere alla magnetizzazione del magnete di cui sopra, operata con un magnetizzatore ad impulso.Prima dell'impulso al magnete non è associato alcun campo magnetico. Dopo la magnetizzazione il campo è presente. E' intuitivo che il campo tenda a estendersi a tutto lo spazio circostante il magnete ovvero, in assenza di opportuni schermi, fino a distanze notevoli. La verifica può essere attuata con il semplice uso di una bussola magnetica. Ma, se prima della magnetizzazione il campo era assente e dopo è presente, si può arguire che per essere rilevabile ad una certa distanza abbia dovuto propagarsi, presumibilmente ad una velocità non superiore a quella della luce. Tale propagazione richiederà quindi un tempo non nullo.Se ora facessi scorrere una corrente in una spira posta ad una certa distanza, concatenata con alcune delle linee di flusso generate dal magnete, questa sarebbe assoggettata ad una forza.Si potrebbe altresì arguire che il campo magnetico generato da un certo istante in poi dalla spira attraversata da corrente, debba impiegare un tempo non nullo a raggiungere il magnete e che durante questo tempo si sia potuto procedere alla completa smagnetizzazione del magnete stesso. In tale circostanza, la spira sarebbe ora caratterizzata da una certa accelerazione, mentre il magnete (smagnetizzato), in assenza di possibile interazione con il campo generato dalla spira tenderebbe a persistere nel suo stato di quiete.Se però spira e magnete fossero collegati meccanicamente, ad esempio con un filo di seta, la spira tenderebbe a trascinare il magnete nel suo movimento.Un miglioramento immediato del procedimento di cui sopra potrebbe già essere ottenuto sostituendo il magnete con una seconda spira, tale che la sua magnetizzazione e smagnetizzazione siano più veloci e complete possibile. Il funzionamento del dispositivo sarebbe in questo caso il seguente.Una corrente elettrica viene fatta scorrere in una delle due spire per il tempo necessario a generare il campo magnetico destinato a propagarsi fino alla seconda spira, quindi viene interrotta.La seconda spira viene alimentata a partire dal preciso istante in cui viene raggiunta dal campo generato dalla prima spira.Da notare, che il tempo di alimentazione della prima spira deve essere inferiore al tempo necessario al campo generato dalla seconda a propagarsi per tutta la distanza che separa le due spireSe supponiamo di applicare la corrente alternativamente alle due spire in modo periodico ci troveremmo in presenza di una corrente periodica caratterizzata da una forma d'onda che sarebbe utile rendere più prossima possibile alla quadra. Considerando che, per il funzionamento supposto, il tempo di propagazione del campo fra le due spire dovrebbe essere fatto corrispondere al tempo di alimentazione delle spire stesse, la alimentazione delle spire (che dovrebbero essere alimentate con uno sfasamento relativo di 180o, ovvero in controfase) dovrebbe avvenire con i parametri seguentiLa fondamentale dell'onda quadra si porrebbe quindi in prossimità dei 1.000 GHz.Volendo ottenere una onda quadra si dovrebbe procedere alla generazione anche di un congruo numero di armoniche dispari della fondamentale. In questo caso, per spire poste alla distanza di 1mm, si giunge ad ipotizzare la necessità di alimentare le spire con correnti di frequenza pari almeno a 10.000 GHz.